graffiti_pompeiani

correspondance entre des élèves d'Egletons et des élèves de Frigento et de Pietradefusi.

14 décembre 2006

De contubernali affectione

Amicis carissimis salutem plurimam

Mentre mi aggiro per le strade di Lugdunum alla ricerca delle terme, che poi si trovano non molto lontano dalla zona del teatro, ho assistito ad una scena di affetto fraterno che poco è mancato che mi mettessi a piangere pure io.

All’angolo della strada che porta alle terme vedo un trambusto di gente. Ci sono i vigiles (del fuoco) che ancora si aggirano tra le travi annerite di una casa crollata da qualche ora per un incendio. Vedo alcuni uomini disperarsi e piangere a grosse lacrime. Mi avvicino  a un signore che era lì probabilmente già da tempo.

“Che cosa è successo?” gli chiedo.

“Eh, eh” - l’uomo tira un grosso respiro liberatorio,  anche per riprendere il fiato che la commozione gli ha quasi smorzato in gola- “Che disgrazia! E’ morto Lucio Secondo (Ottavio Treviro). Una morte disgraziata”.

“C’è stata una disgrazia?” replico io.

“Sì. Poche ore fa la casa di Lucio Secondo si è bruciata. Non si sa, se per un fiamma del focoloare o per altra causa. Il poveretto, che si trovava all’interno, (forse dormiva, forse si stava lavando) appena visto che la casa va a fuoco si butta fuori in strada così come si trovava, mezzo nudo. Buon per lui perchè la scampa. Poi prende coraggio e si precipita all’interno (l’abitazione è al primo piano) per recuperare qualche oggetto prezioso. A questo punto una parete gli crolla addosso e lo schiaccia. E trova la morte che pure aveva evitato pochi minuti prima”.

“Chi sono quei signori che piangono tanto?  forse dei fratelli o dei parenti? –chiedo ancora.

“No, no! Sono amici suoi. Uno si chiama Romanio Sollenne, gli altri Secondo Ianuario e  Antioco piangono più per la sua perdita che per gli averi che sono andati in fumo. Vivevano insieme in questa casa che vedi ora tutta distrutta. Sono dei liberti e sentono molto il legame di amicizia che si era creato tra di essi”.

Un altro signore si avvicina e mi dice: “Si erano da poco trasferiti qui. Due di loro erano greci, o cumunque venivano dall’Oriente. Simpatiche persone”.

“E quell’altro che sembra quasi disperarsi per il dolore, molto più degli altri? –chiedo sottovoce.

“Anche lui è un liberto. Si chiama Erofilo ed è quello più legato al povero Lucio Secondo, che ho sentito con queste orecchie più volte ripetere che lo amava come se fosse suo fratello di sangue fin da quando erano adolescenti.”

“Invida mors – queritur Erophilus- quae rapuisti fato crudelis iniquo sodalem meum. Impia, iniqua, dira, horrida mors. O tantum crudele fatum!”.

Un vecchietto, che si porta bene i suoi molti anni, commenta, forse pensando  anche  al suo prossimo traguardo finale: “Libitinam, quae dea  mortuis praeest, multi vocant Venerem. Problema est, cur in templo Libitinae, quae eadem Venus putatur, funebria veneant. Id forte factum, ut indicetur eandem deam et ortui et interitui praesidere et eo ipso humanae fragilitatis homines admoneantur, certo scientes, exitum ab ortu non procul abesse”.

I vigiles (del fuoco) e  i publici (la polizia) della città stanno compiento le loro indagini. Poi il corpo del povero Lucio Secondo Ottavio Treviro, che era già stato tirato fuori dalle macerie della casa e sistemato su una sorta di lettiga da quattro lecticarii viene portato via. “Sarai sempre con noi - grida Erofilo all'amico defunto- Sul tuo sepolcro scriveremo la tua triste storia; e i viandanti che passaranno davanti alla tua tomba si fermeranno a leggere questo epitaffio, che ora faremo incidere, e certamente una lacrima  appannerà i loro occhi:

[D(is) M(anibus)] / et memoriae aetern(ae) / L(uci) Secundi Octavi Treveri / acerbissima morte de/functi qui cum ex incen/dio seminudus effugis/set post habita cura salutis / dum aliquit e flammis eri/pere conatur ruina parie/tis oppressus naturae socia/lem spiritum corpusque ori/gini reddidit cuius exces/su graviore damno quam / rei amissione adflicti / Romanius Sollemnis et Secun/di Ianuarius et Antiochus / conliberti merita eius / erga se omnibus exemplis / nobilissima titulo sepul/chri sacraverunt et/ Erophilus in modum frater/nae adfec[t]ionis et ab in/eunte aet[ate] condiscipu/latu et omn[i]b(us) bonis artibus / copulatissimus amicus et / sub ascia dedicaverunt.

(CIL 13, 02027)

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