graffiti_pompeiani

correspondance entre des élèves d'Egletons et des élèves de Frigento et de Pietradefusi.

17 février 2007

Pompeianis in hortis

Cari amici

Forse non sapete che da oltre un decennio è operativo il Laboratorio di Ricerche Applicate della Soprintendenza Archeologica di Pompei, al quale è affidato il compito di ricostruire gli habitat del territorio vesuviano seppelliti dall’ eruzione del 79 d. C.

Credo di fare cosa a voi gradita riferendo delle recenti ricerche e attività che si svolgono nell’area dell’antica Pompei. Oggi vi parlerò del reimpianto nell’antica città di vigneti, con i medesimi vitigni, che duemila anni fa avevano dato a quegli abitanti uve e vino.

Le molteplici risorse naturali offerte dal territorio erano essenziali per gli antichi pompeiani, che da esse traevano cibo, medicamenti, vestiario e quanto altro occorreva alla vita di ogni giorno.

I reimpianti di vitigni autoctoni di origine greca e latina hanno interessato un'area di un ettaro suddivisa in cinque siti, tra i quali il Foro Boario, la Casa della Fontana a Mosaico e quella della Nave Europa. La sperimentazione, nata da un'idea di Antonio Mastroberardino, titolare di un’importante casa vinicola della provincia di Avellino, cominciò alcuni anni fa ed è stata preceduta da una approfondita ricerca ampelografica (disciplina che studia e classifica le viti), che ha consentito di ricostruire, attraverso i dipinti e le testimonianze scritte di Plinio e Columella, le specie capostipiti dell'area vesuviana, la distanza tra le piante e la disposizione dei filari. Attraverso la rigorosa rilettura degli antichi impianti, sono state ricreate le condizioni in sito della viticoltura pompeiana urbana.

La convenzione stipulata con la Soprintendenza affida alla Mastroberardino (l'azienda irpina, strutturata in forma di network, incentra la propria attività su undici tenute agricole per un totale di cento ettari di superficie e 200 ettari condotti con varie forme contrattuali per un fatturato nel 2001 proiettato verso 15 milioni di euro), la gestione dei siti per i prossimi anni. L'accordo prevede che la commercializzazione sia a carico della Mastroberardino cui e' anche dovuto il pagamento di una royalty alla Soprintendenza.

Il progetto realizzato a Pompei costituisce in assoluto il primo modello che ha segnato il passaggio dalla sponsorizzazione all'investimento culturale, generalmente affidato a grandi gruppi industriali con elevato standing, che vede protagonista una piccola impresa del Mezzogiorno. Sulla scia del progetto Mastroberardino e grazie alle intervenute possibilità legislative sono nate nuove iniziative di partnerariato tese a restituire attività biologica al formidabile contesto archeologico di Pompei: un'azienda profumiera sta facendo rinascere gli antichi sentori che venivano utilizzati nella cosmetica di duemila anni fa, mentre nell'area Torrese-Stabiese un altro gruppo irpino, quello degli Abate, sta realizzando nell'area dismessa dell'Italtubi il progetto Pompei Technworld grazie al quale verrà ricostruita una grande piazza con animazioni a grandezza naturale della vita nella città prima dell'eruzione. E' nato anche un laboratorio botanico, sotto la direzione della Soprintendenza, che lavora alla 'resurrezione' di tutte le piante presenti nella Pompei imperiale. (www.pompeiisites.org)

Magister Hirpinus

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